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“Summer nights, Walking” di Robert Adams, pubblicato da Steidl (2023)

Mariangela Gualtieri, accompagnando un intervento di Tomaso Montanari, ha mirabilmente espresso una drammatica evidenza della nostra contemporaneità: “Tutto congiura contro l’atto contemplativo”.

Per fortuna, l’arte, sia nella sua creazione sia nella sua attenta fruizione, ci salva, è in grado di tirarci fuori dal vortice degenerativo del quotidiano, facendoci respirare a pieni polmoni e invitando a un atto quasi meditativo, di allontanamento dal sè e da tutti i suoi automatismi, solipsismi e idiosincrasie.
“Summer nights, walking”, capolavoro eccezionale di Robert Adams alla sue terza edizione, è una possibilità estatica per sfuggire e ribellarsi alla congiura contro la contemplazione.
Il libro è tra i fotolibri più belli della storia della fotografia, si sa; sconvolge la sua bellezza quasi invariata nel corso di cinquant’anni, la qualità superlativa di una sequenza fotografica, che qui si arricchisce di nuove immagini, l’abilità di Adams nell’esprimere quella corrispondenza tra una quiete esteriore e una calma interiore. è come se potessimo sentire l’asfalto ancora tiepido, perchè il sole fa luce fino a tardi d’estate, i passi lenti e meditativi del fotografo che osserva il mistero quotidiano di un sobborgo del Colorado.
Il paesaggio urbano e periurbano che Adams descrive è commovente, o meglio, lo è la transitività dello sguardo del fotografo, il suo arrivare al comune osservatore e stupire per la sua delicatezza, precisione e profondità.
A noi che spesso ci chiediamo cosa sia la fotografia, consiglio di sfogliare “Summer nights, walking” e ne avremo un esempio magistrale, un’opera d’arte completa dove la precisione tecnica non è un manierismo per addetti ai lavori, ma la condizione necessaria per un lavoro sentito e sincero e per questo, unico.
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