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“Pretesti” di Sergio Ruzzier, pubblicato da La Grande Illusion

Partiamo con una riflessione sul titolo di questo capolavoro di Sergio Ruzzier, pubblicato da La Grande Illusion nel 2018, in particolare sul “pre” di “Pretesti”, un prefisso dal valore non solo temporale. Come per “I prelibri” di Munari, direi, il “pre” qui è ambivalente: il suo significato, sicuramente cronologico, dal momento che Ruzzier compone questo suo libro dopo aver letto determinati testi, è però più ampio, si riferisce alle condizioni necessarie per una lettura non superficiale di un testo/libro. Un “pre” che è quindi anche un “peri”, un “intorno” ai libri, all’azione stessa del leggere, parole e immagini.

“Pretesti” si fonda sulla relazione tra testo e figura, non solo perchè libro illustrato, ma perchè alla sua base c’è la lettura di alcuni testi che hanno ispirato all’autore determinate immagini. 

“La famosa invasione degli orsi in Sicilia” di Dino Buzzati, “Il bevitore” di Jack London, “L’odore di quei fiori mi fa male” di André Gide sono solo alcune delle opere letterarie fondamento per il lavoro di Ruzzier; testi e parole il cui suono, significato ed eco hanno formato nella mente dell’autore immagini talmente incisive da essere materializzate su un foglio di carta.
Il libro contiene 16 citazioni da vari libri e altrettante immagini-quadro dalle cornici colorate; un’occasione per entrare nel processo creativo di Ruzzier, amabile spregiudicato surrealista, a cui è caro il binomio fantastico di Rodari, per cui è nella lotta, nella diversità anche radicale che si può trovare la possibilità di una storia: l’autore infatti sottolinea come le immagini nate dalla lettura dei testi non intrattengano con questi una relazione diretta, scontata, prevedibile, ma obliqua, non lineare, fluida e imprevedibile.
Di immaginazione parla chiaramente la citazione-disegno numero 5: “Io mi immagino quello che voglio.” Qui il protagonista dei disegni di “Pretesti”, un animaletto piccolo, dalla peluria rada in testa, il naso lungo cilindrico e una coda da topo, anti-eroe a cui ci affezioniamo subito, dall’alto di una rupe osserva compiaciuto i prodotti della sua immaginazione, creature alla Bosch al di là del bene e del male, del bello e del brutto; il paesaggio è desertico, all’orizzonte aride colline e rocce vulcaniche e un cielo nuvoloso, che si immagina morbido al tatto, al contrario della rupe in primo piano dalla ruvidità spigolosa e a tratti perfino tagliente.
“Pretesti” è anche un capolavoro di grafica editoriale, i cui dettagli curati sottolineano la dimensione concettuale di una disciplina e professione tutt’altro che accessoria; un libro sulla lettura a 360 gradi quindi, dove l’incisività dell’immagine di Ruzzier, sia picture sia risonanza mentale, nei suoi particolari periferici come negli elementi centrali, nella sua crudità scarna come nella sua ironia compassionevole, vi commuoverà.
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